Troppi lanci per le basi dell’era Apollo: la Nasa rischia l’ingorgo spaziale

di Germana Galoforo (globalscience.it)

La nuova corsa allo spazio procede a una velocità che le infrastrutture terrestri non riescono più a sostenere. Mentre vettori sempre più potenti e frequenti decollano verso l’orbita bassa e oltre, a terra si accumula una pressione crescente su sistemi nati in un’altra epoca. È il paradosso messo in luce dal Nasa Office of Inspector General: la spinta verso la Luna e verso un’economia spaziale in piena espansione poggia ancora su strutture costruite ai tempi del programma Apollo, oggi vicine al limite operativo. Kennedy Space Center e Wallops Island, i due poli di lancio dell’agenzia, stanno entrando in una zona critica che potrebbe incidere persino sul calendario di Artemis. Il rapporto è netto nel descrivere la distanza tra l’ambizione del presente e la realtà delle infrastrutture. Le piattaforme del Kennedy Space Center, adattate nel corso dei decenni, mostrano un degrado diffuso nelle reti elettriche, nei sistemi di distribuzione dei gas industriali e nelle vie di accesso. La crescita del traffico commerciale, che dal 2020 rappresenta circa il settanta per cento dei lanci supportati da Nasa, ha accelerato l’usura di un sistema già fragile. Senza interventi significativi, la saturazione è prevista tra il 2028 e il 2029, con un aumento del traffico logistico che potrebbe raggiungere i 19.000 viaggi di camion aggiuntivi all’anno. Per comprendere la portata della sfida, basta osservare come si è trasformato il panorama delle facilities di lancio statunitensi. Il Kennedy Space Center resta il cuore simbolico e operativo della Nasa, con i suoi pad storici: il Launch Complex 39A, oggi gestito da SpaceX, e il 39B, dedicato al programma Artemis. Sono piattaforme nate per…