Spazio, difesa e dual use: il Veneto alla prova della scala

di Alessandro Sannini (startmag.it)

Isoclima, Officina Stellare, Logic e Mavel raccontano un Nord-Est che prova a crescere nelle filiere strategiche. Il capitale può aiutare – a patto che sia competente e paziente – mentre al pubblico spetta il compito di facilitare, non di sostituirsi al mercato. L’intervento di Alessandro Sannini, investitore di private equity, docente universitario presso l’Università di Firenze e membro della Commissione Space di Federmanager

Il Veneto ha un talento antico: costruire cose molto complesse senza farne troppo rumore. Per anni è stato un vantaggio – concretezza, manifattura, poche parole e molti risultati. Ma nello spazio, nella difesa e nel dual use questa discrezione rischia di non bastare più. Oggi una buona tecnologia, da sola, non apre automaticamente le porte dei grandi programmi europei: servono scala, capitale, certificazioni e filiere affidabili. Ecco perché le operazioni del 2026 meritano di essere lette non come una semplice sequenza di acquisizioni, ma come i primi movimenti di una possibile trasformazione industriale. La questione, in fondo, è semplice. In questi settori essere piccoli non significa essere deboli, ma può significare essere troppo esposti. I cicli di sviluppo sono lunghi, i clienti pochi e selettivi, le qualificazioni costano. Una PMI può avere una tecnologia eccellente e restare comunque ai margini di una grande commessa europea. La scala, quindi, non è una parola da convegno: è una condizione di accesso. E quando manca, acquisizioni e aggregazioni possono diventare uno strumento industriale prima ancora che finanziario. Il caso Isoclima è emblematico. L’acquisizione del 100% dell’azienda…