Alla ricerca di E.T. oltre il “water hole”
- 4 August 2026
- Insights
di Giuseppe Fiasconaro (media.inaf.it)
Nella ricerca di segnali di intelligenza extraterrestre, potremmo aver trascurato alcune regioni dello spettro radio. A suggerirlo, un lavoro presentato al National Astronomy Meeting della Royal Astronomical Society. Secondo lo studio, condotto analizzando dati d’archivio di Alma, le potenziali tecnofirme andrebbero cercate anche a frequenze radio più alte, finora ignorate dal Seti.
In occasione del National Astronomy Meeting (Nam) inglese, organizzato dal 20 al 24 luglio 2026 a Birmingham dalla Royal Astronomical Society, è stato presentato uno studio che potrebbe ridefinire le strategie del programma Search for Extraterrestrial Intelligence (Seti). La ricerca, condotta da un team di scienziati guidati dall’Università di Manchester, suggerisce che eventuali segnali prodotti da civiltà extraterrestri potrebbero nascondersi in regioni dello spettro radio finora quasi del tutto ignorate. Per questo motivo propone di estendere le ricerche alle frequenze millimetriche e submillimetriche, utilizzate in astronomia per altri scopi, aprendo un territorio ancora praticamente inesplorato nella caccia alle cosiddette tecnofirme. Storicamente, le indagini radio del Seti si sono concentrate su una finestra di frequenze radio compresa tra 1,42 e 1,66 gigahertz, nota come water hole (“buco dell’acqua”). La scelta di questo “canale di ascolto” non è casuale. L’intervallo si trova infatti tra due frequenze radio molto importanti: il limite inferiore coincide con la celebre riga a 21 centimetri emessa dall’idrogeno neutro (HI), l’elemento più abbondante dell’universo, mentre quello superiore comprende le principali righe di emissione del radicale dell’ossidrile OH. Poiché le due specie chimiche formano…
